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Archive for the ‘Tecnologia’ Category.

Aste al ribasso: azzardo?

Qualche settimana fa, mentre con un amico parlavamo di possibilità di business, siam finiti a parlare dei siti di Aste al Ribasso.
Mentre tutti siamo abituati all’idea delle aste al rialzo, il concetto di asta al ribasso ci sembra strano.
Ed in effetti il meccanismo su cui si basano è complicato assaie.

Di fatto, per poter vincere l’oggetto all’asta (si parla anche di vetture di lusso), occorre fare un’offerta. Il problema è che non basta che sia la più bassa, ma deve essere anche unica.
Mi spiego. Se per un oggetto che vale 10.000 euro sono l’unico a fare un’offerta di 1.13€ e due persone ne fanno una da 1.12€, ma nessuno ne fa di minori, vinco io, anche se la mia offerta è più alta della loro.

La logica è che io non posso sapere quanto gli altri abbiano offerto, ma solo se la mia offerta è la più bassa e se è unica.

Sul sito di Pietro Tofy ho trovato un’interessante analisi di come funzionano le aste al ribasso.
Quello che se ne deduce leggendo è che il gestore delle aste guadagna un sacco di soldi, che non vale la pena partecipare e che ci sono delle persone che hanno strumenti (soldi e canali di rivendita) a disposizioni tali per cui gli valga la pena partecipare in maniera massiccia.

Dato che il gestore ci guadagna MOLTO bene (secondo i conti che ha fatto Pietro), i siti del genere stanno spuntando come funghi, ma proprio oggi è apparsa la notizia che la Guardia di Finanza ha sequestrato 4 siti di aste al ribasso.
Parliamo di siti “grossi”, come Lowbid, Youbid, Bidplaza, Bidme, Bidforfree, Astabassa, Funnybid.
Chiusi questi ne restano però aperte altre decine.

Anche DigitalLex ne parla. Un altra opinione invece da live-you.com

Un caso interessante di asta al ribasso è quello di Meridiana Fly, dove si possono vincere biglietti aerei, o interi carnet.

20 milioni di danni, e non è Berlusca…

Tutti sappiamo che il nostro primo ministro ha denunciato Repubblica e L’Unità perché si è sentito diffamato dai loro servizi giornalistici. Tutti (o quasi) siamo rimasti allibiti di fronte a questa notizia.

Io e molti altri, però, siamo rimasti di stucco quando la presidente dell’associazione Wikimedia Italia, Frieda, si è vista recapitare un atto di citazione per una causa per diffamazione che l’onorevole Antonio Angelucci (che vorrebbe acquistare proprio l’Unità) ha promosso contro l’associazione.

La denuncia scaturirebbe da alcune frasi ritenute diffamatorie apparse nella sua voce biografica della wikipedia in lingua italiana.

Ci sarebbe da dire che la denuncia è stata rivolta alla persona sbagliata, almeno per 2 motivi:

Basterebbero queste due osservazioni, che gli avvocosi del On. Angelucci avrebbero dovuto fare, per capire che nel caso avrebbero dovuto indirizzare la denuncia contro ignoti per poi risalire dall’IP all’autore.

Ma al di la delle conoscenze informatiche più o meno approfondite dei suoi avvocati, appare abnorme la cifra indicata quale risarcimento. Fatta 100 la somma richiesta dal nostro primo ministro (2 milioni), quello che dovrebbe esser stato scritto su wikipedia la riguardo di Angelucci dovrebbe esser stato 10 volte più grave di quanto scritto su Berlusconi, e la cosa mi pare alquanto improbabile.

Ad ogni modo, la causa del sig. Angelucci andrà ovviamente gambe all’aria nel momento stesso in cui verrà chiarito che nulla ha a che vedere l’associazione con i contenuti dell’enciclopedia. Mi chiedo solo come una persona che vorrebbe acquistare il giornale di riferimento della sinistra italiana possa comportarsi in questa maniera verso una realtà quale wikipedia.

Ilenia Visca e Paolo Monasterolo non sono hacker!

Come consigliato da Paolo (il disinformatico), collaboro a questo sforzo per ripulare la reputazione di ilenia e paolo infangata da un loro “amico” che ha pensato bene di lanciare un falso appello indicandoli come hacker succhiainformazioni.

Di fatto nessuno dei due è colpevole di quanto indicato, ma entrambi stanno pagando il danno di questo stupido scherzo. Come al solito l’invito, prima di inoltrare allarmi ed appelli è quello di farsi un giro in internet cercando indizi che avvalorino quanto indicato. I migliori posti dove andare a guardare sono per l’appunto il blog di paolo, l’antibufala ed analoghi servizi in inglese:

Nel caso di questa notizia il link da seguire (e da linkare se volete aiutare questo sforzo di riequilibrio) è:

http://attivissimo.blogspot.com/2009/07/ilenia-visca-non-e-un-hacker-e-una.html

Outlook userà il renderer HTML di Word??

Se lo fanno, in microsoft dimostreranno, per l’ennesima volta, di essere semplicemente folli. La versione Beta di Office 2010 usa il motore di rendering HTML di WORD (nota applicazione per il design di pagine web) per rendere i contenuti HTML all’interno di Outlook (uno dei peggiori client di posta elettronica IMHO).

L’effetto? Beh.. se per caso vi dovessero mandare una newsletter in HTML, magari con l’uso di CSS e stili vari, la vedrete completamente sballata… E c’e’ da sperare che quanto meno non s’inchiodi tanto spesso quanto accade, ad oggi, appiccicando del contenuto web in Word.

http://fixoutlook.org/

L’unico effetto che Microsoft può sperare di ottenere con questa mossa (del tutto incomprensibile per altro) è quello di dare un’ulteriore spinta a client alternativi come Thunderbird…

Net Neutrality

Su wikileaks è apparsa una lista di siti bloccati dalle autorità italiane. La lista è composta quasi esclusivamente da siti pornografici a “probabile” contenuto pedofilo. Il dubbio è che in realtà sia una lista prodotta da qualche amministatore di quei siti che vuole farsi un po’ di pubblicità. Pochi di quei siti sono davvero bloccati e soprattutto, non sembrano a prima vista particolarmente “pericolosi” (anche se saltando di sito in sito probabilmente a qualcosa si arriva…).

Leggendo i commenti alla notizia riportata da Punto Informatico, ne ho beccato uno che è – magari – un tantino pubblicitario, ma che mi ha fatto scoprire un servizio di “osservazione” sul grado di neutralità dei provider.

In pratica si scarica una piccola applicazione che si lascia andare. Questa interroga periodicamente il DNS del proprio provider riguardo una serie di siti che potrebbero essere filtrati. In questa maniera è possibile avere un confronto tra i vari provider.

L’inziativa, in periodi come questo dove di net-neutrality si parla molto, è particolarmente interessante.
Spesso, infatti, le liste dei siti filtrati sono mantenute segrete. Il motivo principale è, ovviamente, quello di evitare che i siti filtrati se ne rendano immediatamente conto e modifichino il nome del dominio, secondo il principio della Security by obscurity.
L’effetto collaterale, però, è che queste liste possono essere usate anche per bloccare l’accesso a siti scomodi dal punto di vista politico.

Nel nostro paese l’adesione a questo tipo di blocchi è volontario da parte dei singoli provider che si riservano anche di non bloccare per intero le liste fornite dalle autorità di controllo. Sicuramente vengono bloccati i siti di gambling on-line, mentre per quelli con contenuto potenzialmente pedofilo, probabilmente le maglie sono più larghe.

C’e’ da dire che la tecnica di “dns injection” è banale da superare, basta modificare i DNS di riferimento usando DNS stranieri per avere nuovamente accesso a questi siti.

C’e’ poi il filtro a-la-cinese, dove invece sono gli apparati di rete (router-gateway..) che fanno quelloche si chiama deep-packet-inspection per individuare il traffico diretto verso i domini bloccati. In questo caso, il traffico viene respinto e all’utente viene davvero impedito di accedere ai siti bloccati. Anche questo genere di blocchi è aggirabile (usando i proxy) ma richiede da parte dell’utente un po’ di competenza in più.

In realtà il filtraggio del traffico è una battaglia tra gatto e topo, dove il topo, di solito è più furbo e vince. La censura si è sempre dimostrata inefficace, non solo nell’epoca di Internet.

Ad ogni modo, se avete la possibiltà di eseguire questa simpatica applicazione, magari lasciandola in esecuzione su qualche server connesso H24, potreste fare del bene alla libertà di informazione e di espressione.

Customer Care

Qui al lavoro abbiamo comprato una stampante lasera a colori piccolina per stampare sulla carta a trasferimento termico. Abbiamo scelto una stampantina lenta perché le temperature dei fusori nelle stampanti più veloci causano l’appicicamento della carta al rullo.
In realtà accade anche con questa stampante, nonostante ci sia stata indicata espressamente dal venditore della carta in causa..

Ora, il fusore si è danneggiato irreparabilmente, a causa di un pezzo di metallo che si è piegato ed ha “scavato” letteralmente la gomma del rullo.
Abbiamo contattato la casa per chiedere l’intervento di sostuzione.

Ora, la stampante in causa, ha uno streetprice che si aggira sui 130 euro ivati…. il preventivo per la riparazione è di 360+iva…

Dovrei sottoscriverlo o dovrei mandarli a “ciapar i ratt” come si dice a milano?

Ah.. per inciso, la stampante è una Xerox Phaser 6110, giusto per referenza..

Ai Caraibi a spese di OpenStreetMap

Qualche mese fa, facendo seguito all lancio di MapMaker di Google per le isole Caraibiche, il popolo si OpenStreetMap ha lanciato tramite pleadgebank un concorso per mandare uno dei partecipanti ad Antigua per completare la mappatura eseguita dalle foto satellitari a cura degli altri partecipanti.

Il concorso è stato vinto da Steve Chilton, che in questi giorni partirà… che dire.. io ci ho provato.. buona fortuna Steve!

Il mio primo pesce d’aprile su Internet

Non lo avevo mai fatto, sicuramente perché non avendo una folta schiera di lettori sarebbe caduta nel vuoto, ma soprattutto perché non avevo argomenti su cui confezionarlo.
Quest’anno, però l’argomento volendo c’è:OpenStreetMap, progetto che seguo da moltissimo e che ho contribuito attivamente a lanciare in Italia.
Facendo sponda sulle misure per il rilancio dell’economia mi sono inventato un finanziamento da parte di 3 ministeri al progetto… a voi leggere… non mi sarei aspettato delle reazioni tali.
C’è da dire che la notizia è verosimile e potrebbe essere vera in un paese normale. In Italia, però, ci siamo assuefatti ad una classe politica incapace di vera innovazione. Una scelta come quella che mi sono “inventato” non è credibile solo perché le persone in questione non sarebbero, IMHO, capaci di partorire una decisione del genere.

Quella che era una leggenda metropolitana diventerà realtà

Anni fa, nell’epoca del DOS, girava la voce allarmata di un virus in grado di nascondersi nel BIOS. Sebbene la notizia non fosse del tutta priva di fondamento, la probabilità di risultarne colpiti sarebbe stata estremamente bassa, poiché i bios erano molti e diversi tra loro e un virus del genere non sarebbe affatto passato inosservato.
I tempi però sono cambiati, un virus che pesasse un mega e mezzo non farebbe particolarmente strano in un mondo dove anche un documento di word può pesarne 3.
Ecco, purtroppo pare che oggi questo tipo di attacco non sia più solo ipotetico. Due ricercatori hanno presentato al pubblico duranta una conferenza, un tipo di attacco che non solo funziona sotto windows, ma anche su sistemi *nix (è stato dimostrato sotto OpenBSD, uno dei sistemi ritenuti in assoluto più sicuri) ed addirittura in una Virtual Machine VMware che dovrebbe arrivare ad astrarre del tutto la macchina virtuale da quella reale.
C’e’ da essere sicuri che di qui a poco attacchi di questo genere diverranno diffusi.
L’aggiornamento dei BIOS è un’attività tutt’altro che banale e solo pochissimi lo fanno almeno una volta nella vita. C’e’ quindi solo da sperare che una pezza venga posta a livello di Sistema Operativo, perché a quanto pare, una volta infetto il BIOS, l’infezione resisterebbe anche alla riscrittura del BIOS stesso.

Ma allora non sono un geek! fiu…..

Leggendo questa classifica mi sento quasi una persona normale.. nulla di quanto indicato mi “eccita”…
Il dubbio che sorge, però, riguarda la sanità mentale di chi ha risposto così…