redpro premium wordpress theme

Vuoi boicottare Israele?

Ma ne sei proprio sicuro?
Sei pronto a tornare al medioevo?

Boicottare i prodotti di un paese per uno scopo politico è del tutto legittimo, purché i motivi siano seri e che il boicottaggio non porti più conseguenze negative di quelle positive. Da qualche anno si sta affermando, soprattutto nel mondo anglosassone e in quello delle sinistre europee il movimento di Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni (BDS) nei confronti di Israele.
L’ideologia politica è quella pro-palestinese e mira a colpire tutte le aziende israeliane (ma anche straniere) che contribuirebbero a perpetuare la situazione del “popolo palestinese”.
Il primo obiettivo sarebbe quello di colpire le aziende israeliane che producono nella West Bank, consideata dai boicottatori territorio militarmente occupato, ignorando la realtà dei fatti e le ragioni dell’occupazione.
Ammettiamo per un attimo, come valide, o quantomento ragionevoli, le loro motivazioni allo scopo di analizzare gli effetti desiderati e quelli reali.
Nella westbank le attività produttive sono minime. Ci sono laboratori artigiani, per lo più creati grazie alla cooperazione europea (mi ricordo di un progetto di cooperazione della Coop con le donne di alcuni villaggi). Fabbriche? Nessuna. O meglio, nessuna Palestinese DOC.
Le attività produttive agricole o industriali che siano, sono particamente tutte fondate e gestite da israeliani. Poco importa se questi siano “coloni” o abitino all di qua della green line.
Molti palestinesi viaggiano giornalmente per lavorare in Israele perché nella West Bank, per loro, non c’è lavoro.

Colpire chi produce in WB non fa un danno all’azienda in causa, che può sempre riportare la produzione al di qua della green line o delocalizzarla altrove. Il danno principale è per quei palestinesi che il movimento BSD vorrebbe rappresentare e “difendere”

Passiamo poi ad un altro aspetto, quello della vita di tutti i giorni. Israele ha il tasso di brevetti per abitanti più alto al mondo. Reinveste in ricerca e sviluppo più del 4% del PIL, nessun altro paese al mondo investe più del 1.5%. QUesto significa che volendo boicottare Israele si dovrebbe di fatto tornare all’epoca della pietra.
Non esiste apparecchio elettronico, non esiste automobile, televisione o cosa più complicata di un cerino che non abbia in se qualcosa di israeliano. Cominciate a buttar via i cellulari, i pc, le macchine.
Proprio grazie a questa “cultura” anche in West Bank si cominciano a veder crescere centri di ricerca informatica che collaborano, senza alcun problema, con i loro analoghi israeliani.

E, visto che in questi giorni si parla di dichiarazione unilaterale di uno stato palestinese, sappiano i BDS che se può esistere uno stato Palestinese è solo perché quello israeliano li sta aiutando a mettere in piedi il sistema burocratico. Lo stato Israeliano incassa e gira a quello palestinese, le tasse dovute dai cittanini palestinesi.

Il movimento degli indignados israeliano

Questa fine settimana le tendopoli che marcavano le città principali d’israele da circa 2 mesi sono state smontate ed i loro abitanti sono tornati a casa.
E’ curiosa questo movimento di manifestanti. Partito dalla protesta per l’aumento di prezzo del Cottage (l’analogo dello Yocca italiano [ma mille volte più buono]]) che costituisce la base dei pasti di moltissimi israeliani, è sfociata in una più ampia protesta per la “giustizia sociale”.
Le richieste sono piuttosto semplici: ridurre il costo delle abitazioni, riformare il sistema sanitario, ridurre il costo dell’educazione (qui c’è stata la protesta dei passeggini con le mamme che hanno invaso le strade con i passeggini per manifestare contro i costi del tirar su dei figli), ed altre cose simili.

Sono tutte richieste condivisibili, è davvero difficile non parteggiare per i manifestanti. Altrettanto difficile identificare le soluzioni.

Detto che i costi delle case sono stellari nell’area metropolitana di Tel Aviv e nella città di Gerusalemme, il resto del paese non è altrettanto caro, anche se l’area coinvolta si estende sempre di più.
Tel Aviv soffre di edifici vetusti affittati a prezzi assurdi. Ma questo succede perché tutti vogliono abitare a Tel Aviv. Anche a costo di impiegare più di 40 minuti per andare da casa al lavoro o in università. Con lo stesso tempo di viaggio si può vivere a Hadera e risparmiare molti soldi in affitto. Ed i datori di lavoro per legge rimborsano il treno. Ma Hadera non è cool come Tel Aviv.

Gerusalemme soffre per le case di proprietà di stranieri che le vivono un paio di settimane l’anno. Interi quartieri fantasma. E gli stranieri spendono cifre nell’ordine del milione di dollari e più.

Da circa un anno, per cercar di raffreddare la bolla edilizia il governo ha avviato una serie di azioni di dubbia utilità: aumento dei permessi di costruzione e stretta sui mutui immobiliari. Se prima era possibile ottenere il mutuo sul 100% del valore dell’immobile, ora non si va oltre il 60% con l’effetto che le giovani coppie che non dispongono di un capitale sono costrette ad andare in affitto perdendo la possibilità di investire i propri risparmi in un bene durevole. La medicina è peggio della cura.
La stessa misura con deroghe in proporzione all’età degli acquirenti avrebbe avuto molto più effetto.
Ovviamente aumentare gli alloggi sul mercato aiuta a deprimere i prezzi, ma se i nuovi immobili sono solo di lusso il risultato non è raggiunto. Si avranno un sacco di appartamenti per turisti o stranieri ma nulla di interessante per il cittadino medio. Meglio sarebbe stato vincolare i nuovi permessi edilizi alla realizzazione di una quota del 25% degli spazi come abitazioni a basso costo: appartamenti di 2/3 camere senza troppi fronzoli, ai piani più bassi. Questo avrebbe avuto anche, come conseguenza secondaria, l’evitare i “ghetti” per i meno fortunati che oggi esistono in alcune zone di Tel Aviv o Gerusalemme.

Un altra misura, semplice da attuare, sarebbe aumentare in maniera MOLTO consistente – 3 o 4 volte – l’arnona [il corrispondente dell’ICI italiana] per gli appartamenti disabitati, rendendo meno interessante tenere gli appartamenti vuoti per affittarli a cifre astronomiche nei periodi turistici. A Tel Aviv e Gerusalmemme moltissimi appartamenti vengono affittati a settimane durante l’estate ed in occasione delle festività ebraiche per un totale di meno di 4 mesi/anno ammesso che vengano affittati sempre.

Ci si lamenta anche del sistema sanitario. 4 casse mutua private che gestiscono una rete di ambulatori ed ospedali. L’iscrizione ad una delle 4 è obbligatoria e non eccessivamente costosa. La nostra famiglia paga circa 50 euro al mese per la copertura più completa. Se la paragonate ai contributi italiani, la differenza è evidente.
In generale la qualità dell’assistenza è molto buona, gli esami non hanno liste d’attesa geologiche, i risultati arrivano velocissimi, tutto informatizzato, medici preparati e cortesi. Diciamo che è una via di mezzo tra l’assistenza all’italiana e quella all’americana. Forse è la giusta quadratura del cerchio. Personalmente davvero non capisco le proteste a questo riguardo. Anche stipulando un’assicurazione sanitaria complementare, non si spendono più di 100 euro al mese per nucleo familiare.

Ci sarebbe, invece, da lamentarsi sui costi dei beni di consumo generali. Le auto costano mediamenteo il 40% più che in italia per via delle tasse che vi sono imposte. L’effetto è che una gran parte degli israeliani viaggiano in macchine aziendali. Chi non lavora in aziende che le offrano, ha macchine mediamente vecchiotte e scassate (io compreso). Il mercato dell’usato è attivo e comprare una macchina di 5a mano non è uno scandalo, anzi. L’effetto delle tasse è che le asfitiche strade israeliane sono meno intasate di quanto lo sarebbero se i prezzi delle macchine fossero più allineati a quelli europei e se anche qui ci fosse una macchina per abitante come nella mia delirante madrepatria dove per andare a portare i bambini a scuola ci si muove con il SUV per non fare 500 metri a piedi.

L’elettronica ed in generale molti prodotti alimentari sono ugualmente gravati da tasse sulle importazioni che hanno come scopo la “difesa” dei prodotti nazionali che non sarebbeo altrimenti competitivi. L’effetto però è distorto e tutte le aziende “difese” ne approfittano per aumentare i loro guadagni. D’altra parte se una società a scopo di lucro può lucrare, non la si può accusare di nulla. Semplicemente cominciassero a diminuire gradualmente i dazi e lasciassero lavorare la concorrenza. Per inciso, uno dei settori più coinvolti da questa stortura è quello lattiero-caseario. Le mucche col magen david hanno una produttività tripla rispetto a quelle europee… non si capisce come questo non influenzi in positivo la reddittività…

Ci sarebbero molte cose da sistemare da punto di vista della tutela del lavoro ed in particolar modo delle lavoratrici. Ci sarebbero da ridurre i costi dell’istruzione e del mantenimento dei figli. Ad oggi quel che vedo è che un nido arriva a costare la metà dello stipendio minimo di legge: inaffrontabile. I pannolini di marca costano MOLTO meno con in Italia e se si fa scorta durante le promozioni arrivano a costare meno della metà di quelli italiani. Ovviamente i pannolini non di marca costano ancora meno.

Allevare un figlio è un sacrificio ed un aiuto da parte dello stato un po’ più consistente farebbe sicuramente piacere, ma occorre fare le cose cum grano salis per evitare gli effetti all’italiana dei bonus per le attività sportive. Ve li ricordate? 150 euro di detrazione per le iscrizioni alle palestre e centri sportivi. L’effetto? tutte le rette aumentate, guardacaso, di 150 euro…

Protected: In Piscina

This post is password protected. To view it please enter your password below:


Fazio, Saviano, Gabanelli, Santoro…

Tutti con problemi con la Rai. Garanzie sulla libertà editoriale fatte cadere (Fazio, Saviano, Santoro), protezioni legali ridotte od annullate (Report), “censure preventive” (Guzzanti) sono ormai all’ordine del giorno in RAI (a Mediaset non è dato sapere). Mi chiedo cosa ancora fermi questi professionisti dallo spostarsi sul Web, liberarsi dai lacci della protezione/censura politica e buttarsi nei social network. I numeri li hanno e le entrate pubblicitarie gli garantirebbero la libertà e la serenità economica. Non dico di fare una “current TV” italiana, ma aprire mille canali su Vimeo/Ustream/Youtube e magari rilasciare i contenuti in CC-NC così da rendere i loro programmi virali e magari concederne i diritti di trasmissioen alle tv locali a prezzi “umani”.

Questo sarebbe garantire la pluralità.

Ma forse non hanno davvero il coraggio di rischiare i loro stipendi. TRISTEZZA.

hag ba’aretz

ora che abbiamo vissuto un pesach in israele, posso dire che non avere il raddoppio dei giorni di moed rende la festa molto piu’ piacevole. poter fare 4 giorni di vacanza visitando parchi e’ semplicemente fantascienza in gola’. un motivo in piu’ per fare l’aliyah!

ATTENZIONE a chrbooking.com sono dei truffatori

chrbooking scam booking agency

il marchio di chrbooking scam booking agency


Una decina di giorni fa (il 6 dicembre) ho prenotato una stanza d’albergo per questa sera tramite il sito chrbooking.com. Mi è arrivata subito la mail di conferma, ho contattato direttamente l’albergo per avere conferma che ci potessero dare la culla per Ruth (e mi è stato risposto positivamente).

Oggi, all’una, ricevo una mail da chrbooking.com che mi comunica che la mia prenotazione è stata annullata.
Ovviamente non da me.
Chiamo l’albergo che mi conferma che la cancellazione è avvenuta il 16 (4 giorni fa) da parte del sito.

Controllo sull’estratto conto della carta di credito ed i soldi sono stati prelevati… in lire turche da Izmir.

Il sito risulta registrato a nome di un’azienda canadese.

Ora vedrò di farmi rimborsare l’addebito….

Non sono certo l’unico che è stato truffato in questa maniera. Cercando su google con “chrbooking.com scam” si ottiene una bella sfilza di lamentele simili alle mie.

Devastazione sul Monte Carmel

In questo weekend un potente incendio ha devastato la foresta del Carmel, distrutto alcuni kibbutzim e, soprattutto, reclamato la vita di oltre 40 persone. Grazie agli aiuti internazionali arrivati da Bulgaria, Grecia, Cipro, Turchia, Inghilterra, Olanda, Stati Uniti ed altri, ora le fiamme sono sotto controllo e, con le piogge di questa notte, dovrebbero essere definitivamente spente.
Da due mesi chiamiamo la pioggia nelle nostre preghiere, ma non è necessario riferirsi a questo. Un solo ricordo per i morti e le loro famiglie.

Ora ci sono 200milioni di euro di danni (come minimo) e 17mila persone da far tornare a casa. A giorni il KKL farà partire una raccolta fondi per l’aiuto alla ricostruzione.

Hannukah Sameach LeKullam!

Bing assume il fondatore di OpenStreetMap e dona le ortofoto

Una notizia che è una bomba (e non mancherà di scatenare ulteriori polemiche sulla figura di Steve nelle mailing listi di OSM).
Bing, il motore di ricerca di Microsoft che ora muove anche Yahoo!, ha assunto, nel ruolo di Capo progetto di Bing Mobile, Steve Coast, il fondatore del progetto OpenStreetMap del quale faccio parte.
Dopo il coninvolgimento di MapQuest, con la sua donazione ed il supporto al progetto, questo nuovo passo verso l’affermazione del nostro progetto, si porta dietro anche una piacevole conseguenza. Microsoft/Bing permetterà ai volontari di OSM di utilizzare le loro ortofoto per migliorare la mappa.
Ad oggi le uniche ortofoto globalmente disponibili per il progetto OSM erano quelle di Yahoo che però sono datate ed in gran parte del mondo a bassissima risoluzione. Le immagini di Microsoft sono sicuramente migliori ed aiuteranno molto.

Il Kuwait vieta l’uso delle macchine fotografiche Reflex

Update: Il KuwaitTimes, ritratta la notizia che aveva dato, ammettendo di averla pubblicata senza prima verificarla. Niente ban, quindi

Leggo su /. che il governo Kuwaitiano avrebbe approvato, all’unanimità, un divieto all’uso delle macchine digitali reflex in luoghi aperti per chiunque non sia un giornalista accreditato. Il divieto non riguarda le macchine compatte e i telefonini con videocamera.
Ovviamente questo è un divieto particolarmente pericoloso per i turisti che potrebbero non conoscerlo o fare i finti tonti (e la polizia kuwaitiana non mi risulta particolarmente accomodante).
La cosa però mi scatena un tantino di curiosità: cos’hanno le DSLR di così pericoloso? Non si tratta, credo di un problema di censura, perché avrebbero vietato qualsiasi dispositivo di ripresa audio/video ed in particolar modo lo avrebbero fatto nei confronti dei giornalisti.
L’unica cosa che mi vien da pensare è che temano la possibilità che finte DSLR vengano usate come ordigni esplosivi, avendo teoricamente molti spazi vuoti al loro interno.

Boh!

sahara ray nude paula abdul nude natalie portman fappening nude topless nakef nude sex photo tanya mityushina topless thefappening.pm kim kardasians tits kaley cuoco legs spread irina shayk boobs nude alicia vikander becca brown nude anna faris fappening ultimate celebs amanda peet sex pornstars alike emily sears jessica alba cum tami erin nude holly peers nude 2016 love.magazine kim kardashian