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La sconfitta morale di Israele ci perseguiterà per anni – Risposta ad Amira Hass

Scrivo in risposta ad un articolo di Amira Hass pubblicato da Internazionale e ripubblicato sul suo profilo Facebook da un’artista di cui ho profondissima stima.
Scrivo qui e non sul suo profilo per dare più possibilità di diffusione.

Inizio con il confutare alcune inesattezze di Amira Hass e passerò poi ad esprimere il mio punto di vista.

Scrive Amira Hass:

Dal momento in cui scrivo queste parole (il 26 luglio) al momento in cui voi le leggerete i morti saranno più mille (di cui il 79-80 per cento civili).

Non lo dico io ma giornalisti seri che si sono presi la briga di controllare le liste dei morti diffusi da Hamas: I morti civili sono molti meno, i miliziani sono ben oltre il 60 percento.

Di quanto aumenterà il conto? Dieci morti? Diciotto morti? Altre tre donne incinte? Altri cinque bambini, con gli occhi socchiusi, la bocca spalancata e i denti da latte sporgenti, con le magliette che grondano sangue mentre i corpi vengono portati via, ammassati su una barella? Se vincere significa costringere l’avversario a caricare i bambini massacrati su un’unica barella (perché le barelle non bastano) allora il capo di stato maggiore Benny Gaz e il ministro della difesa Moshe Ya’alon hanno vinto, e insieme a loro hanno vinto tutti quelli che li ammirano.

Assolutamente vero, la morte di bambini e donne è certamente un orrore, ma la domanda è cosa ci facessero li.
Israele utilizza tecniche di tutti i generi per evitare i morti civili. Tecniche che nessun altro esercito al mondo utilizza e che tutti gli esperti militari e di diritto internazionale ritengono molto più efficaci di quelle usate da chiunque altro.
Allora perché ci sono morti civili? Perché Hamas (che ricordo è un’organizzazione terroristica) impedisce loro di abbandonare la zona, li invita sulle proprie televisioni a non abbandonare le abitazioni quando ricevono gli avvisi telefonici
Hamas lancia missili alla presenza di bambini ben sapendo che poco dopo ci sarà una reazione per colpire il punto di lancio. Per quanto i droni aiutino ad evitare di colpire in presenza di civili, capita che non vengano visti.

I bambini morti sono la sconfitta prevalentemente di Hamas, non di Israele.

Un premio spetta anche alla startup nation, per aver riportato il minor numero possibile di notizie nonostante tutti mezzi d’informazione internazionali disponibili. 

Pura mistificazione che dovrebbe invece essere invertita parlando di testate giornalistiche europee dove il conflitto viene sistematicamente ignorato fino a quando Israele reagisce al incessante lancio di missili. Sistematicamente sui quotidiani italiani viene distorta la realtà attribuendo ad Israele la rottura delle tregue quando invece è Hamas a non interrompere il lancio di missili.

In Israele i telegiornali e la radio riportano in continuazione le opinioni di entrambi gli schieramente, fanno parlare arabi come cristiani, drusi ed ebrei. La stessa Amira Hass scrive di continuo sul secondo giornale più diffuso d’Israele, Haaretz.

Scrive ancora la Hass, ma non la riporto che l’esercito Israeliano si sente in diritto di colpire abitazioni ed ambulanze in forza dei consigli dei legali di diritto internazionale che la aiutano, che per lo stesso motivo si sente in diritto di colpire le ambulanze.

E’ vero, l’esercito israeliano ha dovuto dotarsi di un contingente di avvocati per poter capire se quel che sta facendo sia accetatbile legalmente o meno. Israele è sotto la lente d’ingrandimento di tutte le ONG ed i pacifisti per il più piccolo starnuto, ONG e pacifisti che però ignorano qualsiasi altro conflitto, dalla Siria al Iraq solo per citare quelli più sanguinosi al momento.

Ora invece parliamo di chi davvero verrà perseguitato dalla sua sconfitta morale, e non sarà Israele.

Israele è uno stato dove il 20% dei cittadini è arabo, il 15% circa arabo mussulmano (esistono anche arabi non mussulmani se non lo sapeste…). Israele è li paese dove questi cittadini arabi mussulmani, pur non essendo felici di essere israeliani (il 56% si dice non felice della cittadinanza) non prenderebbero in considerazione di spostarsi un altro paese arabo (il 77% dice che in Israele gode di libertà altrove inesistenti e per questo non ha intenzione di andarsene). Israele è il paese dove gli arabi sono rappresentati in parlamento e dove la loro parlamentare può esprimere posizioni antisioniste pesantissime.

La sconfitta morale è invece della comunità internazione, ONU in primis, che ha permesso ad Hamas di nascondere il suo arsenale nelle scuole, e di creare centri di Comando e Controllo al interno degli ospedali.
L’Onu permette ad Hamas di organizzare campi estivi – quest’ anno hanno partecipato 120mila ragazzi tra i 10 ed i 15 anni – dove le attività non sono giocare a calcetto o andare in piscina, bensì imparare a lanciare i razzi, maneggiare armi, cantare slogan d’ odio.

La sconfitta morale è invece della comunità internazionale, e del ONU in primis, che han permesso ai dirigenti di Hamas di accumulare ricchezze sottraendo gli aiuti internazionali, che han permesso di usare il cemento degli aiuti internazionali per costruire costruire una rete di tunnel che si estende centinaia di kilometri allo scopo di “nascondere” le armi e di infiltrarsi in Israele per compiere attentati contro Kibbutzim e comunità che si trovano vicine al confine. Tunnel che costano milioni di dollari al kilometro, soldi che potevano essere investiti nel educazione e nella salute invece che nel’odio.

La sconfitta morale è invece della comunità internazionale che ha permesso ad Hamas di spendere le decine di miliardi di dollari in aiuti internazionali nel acquisto e costruzione di missili destinati ad essere lanciati sulla popolazione di civile israeliana.

La sconfitta morale è invece della comunità internazionale e del ONU che chiude gli occhi di fronte ai massacri che si compiono a poche centinaia di kilometri da noi ma coglie la palla al balzo per lavarsi al coscienza incolpando l’unica democrazia del medio oriente, l’unico porto sicuro per la comunità LGBT araba, l’unico luogo del medio oriente in cui la libertà di parola sia garantita.

Io, da cittadino Italiano di estrama sinistra, residente in Israele, non mi sento minimamente di incolpare l’esercito Israeliano di alcun crimine. Questa volta ogni soldato in azione era dotato di telecamere, ogni azione aerea filmata da un drone, ogni comunicazione radio registrata. Se ci sarà un indagine internazionale Israele saprà dimostrare la propria condotta come intonsa.

Cari amici, volete che Gaza torni ad essere un bel posto dove vivere? Tagliate l’ossigeno ai terroristi perché, come ha detto il primo ministro israeliano “Se Hamas deponesse le armi, due minuti dopo regnerebbe la calma. Se Israele deponesse le armi, due minuti dopo cesserebbe di esistere”.

 

E’ la guerra, Baby!

Riporto da Wikipedia:

Costituiscono genocidio, secondo la definizione adottata dall’ONU, «gli atti commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale oreligioso». Anche la sottomissione intenzionale di un gruppo a condizioni di esistenza che ne comportino la scomparsa sia fisica sia culturale, totale o parziale, è di solito inclusa nella definizione di genocidio.

Ora,
potete dirmi che quella tra Israele e la Striscia di Gaza è una guerra brutta, un Davide contro Golia, una guerra dove i cittadini innocenti si trovano tra l’incudine di Hamas che li usa come scudi umani ed il martello di Israele che legittimamente vuole difendere i propri. Potete dire molte cose, ma NON che si tratti d GENOCIDIO.

Israele (inteso come struttura governativa, perché sicuramente ci sono cittadini che invece si, lo vorrebbero..) non ha intenzione di distruggere – nemmeno in parte – i palestinesi, tanto meno gli arabi, o i mussulmani.

Se lo volesse, perché mai dovrebbe far passare dai valichi di frontiera migliaia di tonnellate di merci ogni singolo giorno, anche sotto i missili? Quale genocida fornirebbe gratis acqua, corrente elettrica, benzina?

Avete tutto il diritto di criticare l’operato del Governo Israeliano, ma ricordatevi che le parole hanno un senso ed usarle a sproposito fa perdere forza alla vostra critica. Come per l’uso di immagini vere ma da altri conflitti, usare questi mezzucci vi rende inaffidabili e tutto quello che direte da allora in poi, agli occhi di chi vi ascolta, sarà solo rumore di fondo.

Se davvero volete aiutare i Gazani, controllate le vostre lingue, i vostri post/tweet, e cominciate ad accusare Hamas, non Israele.

la (dis)Onestà intellettuale dei pacifi(s/n)ti

Vorrei condividere al 100% quello che si dice di Hamas in questo post, e l’invito a tutti i pacifi(s/n)ti a dire la verità

non posso però evitare di contestare alcune affermazioni riguardo Israele presenti nella sezione relativa:

  1. Protective edge non è iniziata come ritorsione per l’omicidio dei tre ragazzi. E’cominciata perché han cominciato a piovere missili. Per tre giorni sono piovuti missili senza reazione israeliana.
  2. Israele è una nazione che non riconosce i matrimoni misti fra Israeliani e Palestinesi: falso, In israele non esiste matrimonio civile, ma se ci si sposa al estero (cipro di solito) il matrimonio è registrato al anagrafe.
  3. E’ una reazione sproporzionata: di questo ho già scritto qualche giorno fa. Si pretenderebbe che Israele stia li a prendersi 200 missili al giorno senza muovere dito. Non lo si chiederebbe a nessun altro.
  4. Quello palestinese è un popolo arretrato, tenuto arretrato dai suoi leader e dalla presenza di Israele: prima parte vera, seconda no, non c’è presenza di israele..
  5. se sai che le armi sono nascoste nelle case della gente, nelle scuole, eccetera, trovi un altro modo, perché sei l’ottava potenza militare del mondo e certe cose non le puoi fare.: e l’altro modo quale sarebbe? invasione di terra con molte più vittime? perche’ Hamas certo non starebbe a guardare e non si farebbe scrupolo, come non lo sta facendo ora, ad usare i civili come scudi.

 

 

A proposito della “macabra sproporzione tra i caduti a Gaza ed in Israele”

vorrei ricordare che:

- Israele ha speso circa 1 miliardo di dollari nello sviluppare l’Iron Dome che abbatte in volo i missili destinati alle aree abitate lasciando passare quelli che si prevede cadranno in terreno aperto
- Israele dagli anni 80 (guerra del golfo) ha reso obbligatoria la costruzione in ogni appartamento di un bunker dove gli inquilini possano rifugiarsi in caso di allarme.
- Israele fa esercitazioni più volte l’anno perché tutta la popolazione sia pronta in caso di allarmi
- Iron Dome, negli ultimi 10 giorni ha abbattuto circa 200 missili destinati a centri abitati. Se anche solo il 10% avesse fatto vittime, la conta da parte Israeliana sarebbe ben peggiore.
- Israele, ieri, ha rispettato il cessate il fuoco per 6 ore

- Hamas negli ultimi 10 anni ha ricevuto miliardi di dollari di aiuti internazionali. Non li ha spesi per creare infrastrutture o migliorare il benessere dei cittadini, quanto per comprare e produrre missili (si stima ne abbia nel ordine delle decine di migliaia, e in 10 giorni ne ha già tirati oltre mille) o per rimpolpare i conti bancari dei propri leader che se la spassano in albergi 7 stelle ben lontani da Gaza.
- Hamas ha tirato su città molto popolate (solo l’area di Tel Aviv ha più persone che l’intera striscia di gaza), su Gerusalemme (città santa secondo i mussulmani) colpendo 1 volta Hebron ed 1 volta Ramallah, ed al reattore nucleare di Dimona. L’avesse colpito quanti morti staremmo contando?
- Hamas chiede ai propri cittadini di salire sui tetti e non lasciare le case che Israele annuncia con telefonate ed sms verranno abbattute nei minuti successivi. Si chiamano scudi umani e sono una violazione dei diritti umani.
- Hamas ha conquistato il potere a Gaza con la forza, e non con le elezioni. Non che cambi molto, visto che anche Hitler e Mussolini erano stati eletti.
- Hamas, ieri, ha rifiutato il cessato il fuoco e nelle 6 ore di immobilità israeliana ha tirato 80 missili.

Come ho già detto, In tutte le guerre – purtroppo – ci sono caduti civili. Israele ha uno dei tassi di morti civili per incursioni aree più bassi della storia. Mi spiace, ma non c’è alcun genocidio in corso e non c’è nessuna intenzione da parte israeliana di fare morti civili.

Cari pacifisti da poltrona, studiate la storia da libri non di parte, o quanto meno da libri di entrambe le parti, fatevi un giro da queste parti e vedete con i propri occhi quanto bene stanno qui i mussulmani israliani prima di aprir bocca per dargli fiato. Provate a chiedere ai mussulmani israeliani se andrebbero a vivere in un futuro stato di Palestina e rimarrete allibiti dalle loro risposte che saranno invariabilmente “manco per sogno…”

Con i se ed i ma non si fa la storia, ma con i sì ed i no la si fa eccome

Questo vuole essere un post per spiegare agli amici non israeliani qual’è la situazione da queste parti e cercar di “eliminare” un po’ di fraintendimenti che portano a posizioni sbilanciate.

Inizio col dire a chiunque non mi conosca che sono un Italiano residente in Israele, ebreo convertito, di estrema sinistra (in Italia) che non ha mai voluto accettare le ideologie altrui senza prima indagarle in maniera critica. Questo mi porta a dire che il comunismo è una bellissima idea che non ha alcuna possibilità di applicazione, che l’economia di mercato è l’unica con qualche applicabilità e che il male esiste nel cuore di ognuno.

Fate quindi la tara a quel che scrivo, ma sappiate, per testimonianza di molti amici, che difficilmente mi sentirete esprimere posizioni non oggettive.

Perché scrivo questo post? Perché molti amici Italiani, di sinistra, si trovano tra l’incudine (me che gli racconto quanto più obiettivamente possibile quel che succede qui) ed il martello di loro amici e dei media italiani che raccontano una realtà assolutamente distorta. Per loro, ovviamente, è difficile capire se la notizia data di un telegiornale è partigiana o obiettiva.

Cominiciamo con un veloce ripasso di storia e poi passiamo all’attualità. Perché parlare della storia? Perché, da sempre, una delle tecniche usata dai filo-palestinesi per accusare Israele, è quello di tagliare la storia ad un punto X ignorando qualsiasi cosa ci sia stata prima. In questo modo, chiunque dalle due parti può accusare l’altro di aver cominciato per primo. La storia, però, non si scrive così.

In secondo luogo, prima di cominciare vorrei chiarire cosa vuol dire risposta proporzionata o sproporzionata. Facciamo un esempio: un puglie tira un gancio al suo avversario. Risposta proporzionata è che l’avversario risponda con un colpo analogo. Mettiamo però che uno dei due pugili sia un peso piuma e l’altro un peso massimo. Il peso piuma tira un gancio, la risposta proporzionata del peso massimo sarebbe un colpo più leggero. Ma siamo sicuri che il colpo portato dal peso massimo faccia più male di quello del peso piuma? Siamo comunque entro quella che a qualsiasi osservatore, apparirebbe come una risposta commisurata. Sproporzionato sarebbe che il pugile che ricevesse il primo colpo tirasse un colpo di pistola al secondo.

Ora, quel’è la risposta proporzionata ad un colpo di carro armato? un colpo di risposta di un altro carro armato. E ad un missile privo di guida GPS? un simile missile privo di guida GPS.

Passiamo alla Storia di questa terra.

Il territorio su cui ora esistono Israele ed i Territori Palestinesi è stato oggetto di innumerevoli invasioni. Da prima che gli ebrei vi si insediassero, molti diversi popoli ne hanno popolato il suolo. La presenza ebraica in Israele è attestata ad oltre 3000 anni fa, 1000 prima della nascita di Gesù per intenderci. Nel frattempo hanno visto passare di qui Greci, Romani, Babilonesi… Crociati, armate mussulmane e quant’altro. Che il popolo ebraico abbia un attaccamento a questa terra non possono essere opposti dubbi e TUTTI i documenti che nella storia riportano consimenti, citano sempre presenza ebraica, ininterrotta.

Già solo il fatto che la religione islamica dati poco più di 1700 anni, la pone in posizione di svantaggio, anche solo nei confronti del Cristianesimo, nel prentendere la proprietà unica della terra. Ma c’è un fatto ancora più interessante a smentire questa pretese: è il Corano stesso che attribuisce agli ebrei la terra. A riprova di questo vi cito un simpatico episodio accaduto negli anni 20 del ’900. Netanya, la città in cui vivo, è stata fondata nel 1928 su terrreni che vennero acquistati dalla locale tribù araba. Si pose però il problema se si potesse o meno vendere. Il Corano, infatti, stabilisce che una volta che un territorio viene conquistato e governato da un governo islamico, quella terra non possa più essere ceduta e resti mussulmana per l’eternità. Questo avrebbe messo il punto fine alla vendita. Invece il locale Sceicco, richiamandosi proprio all’affermazione del corano per cui la terra di Israele appartiene per l’eternità al popolo ebraico, ridefinì la vendita come  “restituzione” dove la somma pagata per la terra era, in effetti, un compenso per la custodia del terreno.

Dicevamo quindi, che è inopugnabile la richiesta del popolo ebraico di vivere in questa terra. Ma cosa diciamo del diritto dei “Palestinesi” a viverci?

Cominciamo col dire che in Israele il 20% della popolazione è araba mussulmana (quasi 2 milioni), non ha alcuna discriminazione per legge, accede ai più alti livelli delle gerarchie pubbliche (ad esempio: il giudice che ha condannato l’ex presidente della repubblica Katz al carcere è arabo). Non sono tenuti a servire nel esercito, ma se lo vogliono possono farlo. Pensate a quanti arabi mussulmani ci sono in Italia, fate la proporzione alla popolazione del paese e fate due riflessioni. Se girate per Tel Aviv, Netanya, Haifa o Beer Sheva, vedrete Mussulmani ed Ebrei bere agli stessi caffè, fare la spesa allo stesso supermercato o fare il bagno gli uni di fianco agli altri in spiaggia.

Di fatto quelli che sono definiti come palestinesi sono chiamati così solo dal inizio del ’900. Prima nessuno se li filava. Questa terra era una provincia del impero ottomano ed era quasi disabitata, la stragrande parte della popolazione viveva a Gerusalemme, molti ebrei si trovavano anche a Sfat e Tiberiade (le altre 2 città sacre del ebraismo). La costa era punteggiata di villaggi di pescatori ma, di fatto, il resto del paese era praticamente disabitato. Gli arabi presenti in zona erano spesso arrivati da altre province del Impero Ottomano ed i pochi autoctoni si concentravano lungo la costa ed a Gerusalemme.

Un inizio di insediamenti ci fu con le prime Alyiot, alla fine del 800 quando arrivarono circa 100 mila ebrei, altre ondate di immigrazione prima della seconda guerra mondiale portarolo la presenza di ebrei oltre il mezzo milione di pesone che si sommavano ai circa 200mila presenti storicamente. Gli immigrati comprarono i terreni e stabilirono delle comunità rurali. La successiva Aliyah Bet si svolse tra il 1934 ed il 1948 in barba alle restrizioni imposte dal Mandato Britannico che nel frattempo aveva preso il controllo della regione quando crollò l’impero ottomano e portò in Israele altri ebrei in fuga dal Europa in guerra.

Fino agli anni 30 la convivenza tra arabi ed ebrei era pacifica, molti arabi lavoravano negli insediamenti ebraici e molti arabi si riversavano in quella che ormai era chiamata dagli inglesi Palestina (nome che avevano recuperato dai Romani) poiché le condizioni di vita erano molte migliori rispetto alle aree confinanti.

La Giordania, detta TransGiordania, divenne uno stato a parte per mano degli inglesi che la “donarono” alla stirpe degli Hussein nel ‘22. Come al solito gli inglesi giocavano con le vite altri: avevano promesso la transgiordania agli Hussein nel ’15 per poi includere la stessa area nella dichiarazione di Balfur del ’17 in cui la promettevano agli Ebrei…

Quel che venne tagliato fuori dal mandato britannico in virtù della decisione della Società delle Nazioni di riconoscere la Giordania, rimase sotto in controllo inglese allo scopo di crearvi lo stato ebraico.

Quel che avvenne dopo fu una lotta di nervi contro gli inglesi contro cui combatterno singolarmente ed anche unendo le forze sia gli ebrei che gli arabi.

Poi finì la seconda guerra mondiale e la Shoah costrinse tutti i governi occidentali a pensare ad una soluzione per gli Ebrei. La pesenza ebraica era già maggioritaria e la decisione del ONU fu di divedere quel che rimaneva del mandato britannico tra ebrei ed arabi. Il piano prevedeva uno stato arabo contiguo e, sebbene gli ebrei avrebbero avuto il 56% del territorio, solo il 16% era terreno coltivabile mentre il restante 40% era costituito dal deserto. Gerusalemme avrebbe dovuto essere una città aperta, sotto controllo internazionale.

Gli ebrei accettarono la spartizione, gli arabi la rifiutarono (e fu il primo NO).

Con la dichiarazione di indipendenza di Israele si scatenarono combattimenti, ed i paesi confinanti tentatono l’invasione. Ci sono varie opinioni sul grado di preparazione ed armamento dei due schieramenti, la storia ci racconta – comunque – che Israele ne uscì vincitore. Ovviamente in una situazione di guerra i civili tendono a scappare, lo vediamo in tutte le guerre civili, dal Rwanda, alla Siria. Qualcuno scappò per paura delle violenze della guerra, qualcuno venne scacciato e qualcun’altro ancora venne convinto che la guerra si sarebbe risolta in favore dei paesi arabi e che fosse meglio lasciare le proprie case, cercar rifugio in giordania/libano/siria/egitto per poi rientrare una volta che lo stato di Israele fosse stato annichilito. Di nuovo la storia ci racconta che non è andata così ed una massa di “profughi” si accumulò nei paesi confinanti. Molti arabi, però, preferirono rimanere nelle loro case, e divennero cittadini Israeliani.

Ora, in qualcuasi altro paese al mondo, dopo massimo 10 anni, i profughi avrebbero avuto diritto alla cittadinanza, perfino in Italia. I paesi arabi, invece, hanno sempre negato questo diritto ai profughi, e gli hanno pure imposto pesanti limitazioni alla libertà di movimento e di lavoro al punto da renderli di fatto schiavi dei loro custodi. Oltre tutto, poiché lo stato di profugo è ereditario, dai 900mila abbondanti del 1950 siamo arrivati ad oltre 5 milioni stimanti nel 2012. Ah, sono considerati profughi anche quelli che nel frattempo sono emigrati ed hanno preso la cittadinanza di altri paesi (ed onestamente mi pare anche giusto…)

Rimane comunque il fatto che in Israele, chi non è scappato, gode di diritti civili pari a quelli dei cittadini cristiani o ebrei (o drusi, bahai, beduini…) e che hanno una rappresentanza in parlamento.

Da li in poi le iniziative per la creazione di uno stato palestinese si sono ripetute ed ogni volta si sono fermate per il no palestinese.

Nel 1967 Israele ha riconquistato Gerusalemme (fino ad allora in mano Giordana) e la cisgiordania. Secondo gli accordi di Oslo, la cisgiordania è stat divisa in 3 aree, A B e C, dove la A è completamente sotto controllo Palestinese, la B a controllo misto e la C a controllo eslcusivamente Israeliano.

Nel 2005, su iniziativa di Sharon, Israele si è completamente ritirata dalla striscia di Gaza, lasciandola totalmente in mano all’Autorità Palestinese. Il ragionamento che tutti facemmo era che una volta liberatisi di Gaza, il mondo avrebbe riconosciuto la buona volontà di Israele ed avrebbe riconosciuto il suo diritto a difendersi qualora da quella bolgia infernale fossero partiti attacchi. Ci sbagliavamo evidentemente.

Da allora Hamas ne ha preso il controllo in elezioni definite da tutti come farsa e con un successivo colpo di stato. Da allora, è iniziato il lancio di missili su Israele. Si sono alternati periodi di “calma” caratterizzati da sporadici lanci di colpi di mortaio o missili semi artigianali verso le comunità israeliane lungo il confine ed operazioni militari da parte di Israele per bloccare i lanci più pesanti. Parliamo delle operazioni Piombo Fuso e Colonna di Difesa.

E siamo arrivati ad oggi

Ad oggi, dal disimpegno da Gaza, sono piovuti su Israele oltre 9000 missili, solo nell’ultima settimana quasi 1000. Nel frattempo, solo tra il 2008 ed il 2010 sono stati versati all’autorità palestinese oltre 7.7 miliardi di dollari di aiuti internazionali.
Con quei soldi ci si sono arricchiti i “potenti” di Hamas e Fatah e sono stati comprati missili da usare contro Israele.

Chi controlla la striscia di Gaza? Hamas, un’organizzazione classificata come terrorista dagli Stati Uniti, dall’Unione Europea e all’Australia, che ha come suo scopo statutario la cancellazione di Israele e la sua sostituzione con uno stato Islamico. Quando la comunità internazionale pose come condizione per il riconoscimento del governo Fatah-Hamas scorso, l’abbandono della lotta contro Israele, Hamas rifiutò sdegnato.

Torniamo ora al concetto di “proporzionato”.
Hamas lancia missili, senza guida, a caso, mirando a centri abitati. Sotto il tiro dei suoi missili ci sono circa 4 milioni di persone. Parliamo di missili che non arrivano al Libano per 40 kilometri. Israele ha sviluppato il sistema antimissile Iron Dome proprio per ridurre al minimo i danni causati da questi missili, con una efficacia del 90% abbatte in aria i missili che si calcolano andranno a cadere su zone abitate, lasciando invece cadere quelli che si prevede cadranno in zona disabitata. Nonostante tutto non è efficiente al 100% ed abbiamo visto case ed asili colpiti da missili.

Contemporaneamente Hamas utilizza edifici pubblici (ospedali e scuole) come rampe di lancio dei suoi missili o come magazzini di stoccaggio.

Se parlassimo di una guerra di 40 anni fa, Israele starebbe rispondendo ai lanci con altri lanci di missili ugualmente stupidi, sparando a casaccio e facendo centinaia di vittime. Invece Israele spara ad obiettivi militari, con missili intelligenti e con carica esplosiva limitata, allo scopo di abbattere l’edificio specifico senza danneggiare quelli circostanti. Inoltre ha l’uso di avvisare qualche minunto in anticipo in modo da dare il tempo agli abitanti di lasciare l’edificio.

Ovvio che abbattere la casa di qualcuno non sia bello, ma a quanto pare non è un problema per Hamas. Hamas, invece, proprio sfruttanto il preavviso, convince/costringe i cittadini a salire sui tetti per fare da scudi umani (e questo è – senza alcun dubbio – un crimine di guerra). Israele ha cancellato più di un’abbattimento per la presenza di scudi umani, mentre Hamas invita sulle sue televisioni a salire sui tetti per fare da scudi umani.

Israele si sta trattentendo. In meno di 10 minuti potrebbe radere al suolo l’intera striscia di Gaza, e si limita, invece, a colpire obiettivi militari (anche la casa privata di un leader terrorista è un obiettivo militare se usata come centro operativo).

In tutte (ma proprio TUTTE) le guerre, ci sono caduti civili. E’ inevitabile. Se poi uno delle due fazioni si nasonde – in spregio alle leggi di guerra – in mezzo ai civili, la responsabilità per le vittime rimane completamente su di essa.

Per concludere

Israele in quanto istituzione e gli Israeliani sono prontissimi ad una pace che garantisca la sicurezza dei propri cittadini. Hamas non è un partner al riguardo. Volete la pace? Tagliate l’ossigeno alle organizzazioni terroristiche e cominciate a pensare con la vostra testa. Leggete libri di storia da entrambi i lati e non chiudete le orecchie quando chi rappresenta gli israeliani prende la parola. Impedite che li si zittisca ma siate anche critici nei loro confronti. Quando si presta orecchio solo ad una parte si è inevitabilmente tratti in inganno.

L’Attentato di Tolosa…

Riporto qui il post di un’amica, educatrice e mamma, che ha inserito su Facebook.

bimba mia, che alle 4 del pomeriggio, all’uscita dalla tua classe, mi raggiungi correndo mentre metto in fila i miei allievi.. bimba mia, che mi chiedi stupita perchè oggi è venuta una signora a dire che i bambini che prendono il pullmino saranno caricati nel cortile interno e non davanti a scuola, come sempre.. bimba mia, che mi chiedi perchè la stessa signora ha detto che nessuno, nemmeno i ragazzi grandi, deve più sostare davanti a scuola, ma tutti devono aspettare fratelli e genitori nell’atrio, e poi allontanarsi velocemente.. bimba mia, come posso spiegarti perchè? come posso spiegarti che questa mattina, a pochi chilometri da qui, qualcuno è uscito a cavallo di uno scooter e con due pistole in tasca per fare tiro a segno su un gruppo di bambini come te? su un gruppo di bambini ebrei, come te? come posso spiegarti, pulcino mio, che la figlia della direttrice, la bambina che è morta, aveva la tua età, e gli altri due bambini, i figli del rabbino, erano grandi come i tuoi fratelli? come posso dirti, tesoro, che non è nemmeno la prima volta che succede, che tanti anni fa, quando la mamma era piccola, una cosa del genere è successa anche qui da noi, all’uscita di una sinagoga, durante una delle feste che preferisci?

non posso farlo, piccola mia.. perchè poi mi chiederesti come si può provare un odio tale da inseguire dei bambini nel cortile di una scuola, per ucciderli.. mi chiederesti perchè c’è gente che ci odia tanto e che ci vuole morti.. e io non saprei cosa rispondere.. e poi mi chiedersti, amore mio, come può quel D-o che ti insegnamo ad amare e benedire ogni giorno, quando ti alzi e quando vai a dormire, prima di mangiare una caramella e dopo averla mangiata, come può aver permesso che accadesse.. e ancora una volta, amore mio, io non saprei cosa risponderti..

vorrei poterti spiegare, piccola mia, che è come se noi avessimo in mano pochi pezzi di un puzzle enorme, di cui solo D-o possiede la scatola con il disegno.. e solo Lui sa come sistemarli perchè tutto abbia un senso.. ma oggi questa spiegazione sembra troppo ingenua anche a me.. soprattutto, amore mio, vorrei poterti giurare che sarai sempre al sicuro, che ogni mattina ci saluteremo sul portone della scuola che amiamo, che è la nostra seconda casa, e che ogni giorno ci incontreremo all’uscita e ci racconteremo le cose belle che ci sono successe.. ma mi rendo conto, amore mio, che questo non te lo posso promettere, e non sai quanto questa consapevolezza mi faccia arrabbiare e sentire impotente..

il Rebbe dice che contro il buio non possiamo far altro che accendere la luce.. oggi vorrei dirti tantissime cose, piccola mia, ma ti dirò solo questo: continua ad illuminare le nostre vite e quelle di chi ti sta intorno, con il tuo sorriso, la tua preghiera, la tua fede genuina e ingenua.. sii sempre orgogliosa di essere ebrea e continua a portare luce nel mondo, fallo anche per i bambini che non ci sono più..

Scioperi, ministeri e giudici

Qui in Israele, da qualche giorno, si svolge uno sciopero generale ad oltranza. Il motivo dello sciopero è il trattamento dei lavoratori interinali presso uffici pubblici e privati che, talvolta eseguendo gli stessi compiti dei loro colleghi dipendenti diretti, si trovano a lavorare a condizioni nettamente peggiori, sia dal punto di vista economico che da quello del wellfare.

Allo sciopero partecipano la gran parte dei dipendenti pubblici rappresentati dalla Histadrut (il sidacato dei lavoratori pubblici) che molti lavoratori di aziende private ex-pubbliche (Egged, Dan, Banche varie…). Quello che distingue lo sciopero israeliano da quello italiano (il resto del mondo non saprei) è un giudice.

La presidentessa del tribunale del lavoro ha ordinato al Ministero delle finanze ed al Histadrut, di portare avanti dialoghi ad oltranza. Ogni giorno ogni parte deve presentare memorie scritte sui progressi ed il giudice, di giorno in giorno, decide se lo sciopero possa continuare e quali uffici/aziende possano prenderne parte. Dopo 3 giorni di stop dei treni, oggi la rete ferroviaria ha ricominciato il servizio, ma è stata sostituita dalle due reti di trasporto automobilistico maggiori, Egged e Dan, che garantiscono, oltre alla gran parte del trasporto interurbano, anche la stragrande maggioranza di quello urbano.

L’eccezionalità è proprio nel potere e nel rispetto delle ordinanze di un giudice. Il giudice non si permette di entrare nel merito della disputa o degli accordi – non li giudica, ma prende la parte dei cittadini, costringendo le parti a trattare e, soprattutto, cercando di ridurre al minimo ragionevole i disagi per il pubblico. Oggi, qualora non si sblocchi la situazione, mi aspetterei che ordini – per ragioni di salute pubblica – la ripresa della raccolta della spazzaura (che, tra parentesi, a Netanya non si è mai fermata per quel che vedo..).

Una parte degli accordi già presi durante i colloqui riguarda l’assunzione da parte dell’amministrzione pubblica di circa 300mila lavoratori interinali che svolgono funzioni che dovrebbero essero svolte da personale in pianta organica e che invece, per questioni di budget, erano delegate a società esterne. Allo stesso modo dovrebbero essere internalizzati lavoratori delle pulizie ed altro.

Tutto questo fa molto contrasto con le norme di austerità richieste alla grecia, dove il settore pubblico deve dimagrire di 150mila unità, lo stipendio minimo verrà ridotto del 20% e gli stipendi verranno congelati fin quando il tasso di discoccupazione non scenderà sotto il 10% (attualmente è intorno al 19%). Non ho idea di come queste norme possano anche solo lontanamente aiutare l’economia greca comunque…

Fa davvero strano vedere che uno stato così piccolo riesca a mantenere tassi di crescita da tigre asiatica, possa garantire un assistenza sanitaria ottima ed universale e possa pensare di gestire l’internalizzazione di 300 mila lavoratori…

D’altra parte questo va a scapito di altre spese… il taglio dei finanziamenti per la sicurezza ha cancellato l’ordine per 2 batterie del Iron Dome che avrebbero dovuto essere piazzate in Galilea (che con i venti che arrivano dalla Siria non sarebbero proprio stati fuori posto…)

 

Risparmiare un po’ d’ acqua preparando la borsa dell’acqua calda

Abitando in Israele, dove l’acqua e’ un bene preziosissimo, si impara a far attenzione a qualsiasi uso che se ne fa per cercar di ottimizzarne il processo e sprecarne il meno possibile.
In questi giorni di “freddo” sto usando la borsa dell’acqua calda. Purtroppo l’impianto di riscaldamento del palazzo e’ centralizzato ed abitando al 5. piano, spesso occorre far correre l’acqua parecchio prima che diventi abbastanza calda. Anche in Italia ho sempre fatto correre l’acqua del rubinetto… quanti litri di acqua sprecata… minuti …
Mi sono reso conto di quanto sia piu’ ecologico (e spesso veloce) piuttosto usare il bollitore per il the che non far correre l’acqua del rubinetto. Scaldo esattamente la quantita’ d’acqua che mi serve, in un paio di minuti e’ alla temperatura giusta ed il pianeta mi ringrazia.
Lo consiglio a tutti, BOLLITORE DELL’ACQUA PER IL THE!
Nello specifico uso quello delle Alessi regalatomi da Luca.. preciso preciso.

EL-AL and delayed baggages

Yesterday we came back to Israel after a 3 weeks travel to Italy. One of our 4 bag gages wasn’t delivered. We complained to the El-Al Lost and Found desk. We filled the papers. I asked the ladies at the desk how much I’ll be compensated for the delay. They told me to call the Customer Service. I done.
They told me that if i were a tourist (with a return ticket on hand) i had 75$ to buy the first emergency items, BUT because I’m an Israeli Citizen, I’m not entitled to any delay compensation. Only after 21 days, when the baggage will be declared LOST, I’ll be awarded of a refund.
In the meantime, I have to cope with it.

Just to be clear, the baggage was my wife’s one. She had there: Glasses, contact lens liquid, underwear, pregnant-fitted clothes, shoes (sandals). At least 500 sheqels (100 Euro) items.

Now I Checked the Montreal Convention, the international law that regulate the compensation and in NO POINT there is a rule ruling different rights for tourists or returning citizens. This is what is wrote:

Article 3 – Passengers and baggage

4. The passenger shall be given written notice to the effect that where this Convention is applicable it governs and may limit the liability of carriers in respect of death or injury and for destruction or loss of, or damage to, baggage, and for delay.

Article 19 – Delay

The carrier is liable for damage occasioned by delay in the carriage by air of passengers, baggage or cargo. Nevertheless, the carrier shall not be liable for damage occasioned by delay if it proves that it and its servants and agents took all measures that could reasonably be required to avoid the damage or that it was impossible for it or them to take such measures.

They don’t know where my baggage is!

Till yesterday I was sure ELAl was the most secured airline in the world. I was so sure that I sent more then once my tefillins in the checked baggage. Now I’m not. They don’t know where is it! I was sure that at the end of the checked-in baggage belt there was an EL-AL representatives overlooking at the baggage. EL AL security people ask you million question about who dealt with your baggage but they don’t take care of them after the check-in?
Does this mean that anyone could swap baggage, put things inside (the ELAL baggage have to be left open for security screenings).

UPDATE: On Friday morning (after circa 40 hours from the landing) we got the baggage back. Everything was in place and the suitcase itself had just minor damages (scratches). I’m very happy with the EL-AL customer service but, again, i’ll stress that the Montreal Convention never differentiate between different kind of passengers or between outgoing and incoming flights.

Vuoi boicottare Israele?

Ma ne sei proprio sicuro?
Sei pronto a tornare al medioevo?

Boicottare i prodotti di un paese per uno scopo politico è del tutto legittimo, purché i motivi siano seri e che il boicottaggio non porti più conseguenze negative di quelle positive. Da qualche anno si sta affermando, soprattutto nel mondo anglosassone e in quello delle sinistre europee il movimento di Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni (BDS) nei confronti di Israele.
L’ideologia politica è quella pro-palestinese e mira a colpire tutte le aziende israeliane (ma anche straniere) che contribuirebbero a perpetuare la situazione del “popolo palestinese”.
Il primo obiettivo sarebbe quello di colpire le aziende israeliane che producono nella West Bank, consideata dai boicottatori territorio militarmente occupato, ignorando la realtà dei fatti e le ragioni dell’occupazione.
Ammettiamo per un attimo, come valide, o quantomento ragionevoli, le loro motivazioni allo scopo di analizzare gli effetti desiderati e quelli reali.
Nella westbank le attività produttive sono minime. Ci sono laboratori artigiani, per lo più creati grazie alla cooperazione europea (mi ricordo di un progetto di cooperazione della Coop con le donne di alcuni villaggi). Fabbriche? Nessuna. O meglio, nessuna Palestinese DOC.
Le attività produttive agricole o industriali che siano, sono particamente tutte fondate e gestite da israeliani. Poco importa se questi siano “coloni” o abitino all di qua della green line.
Molti palestinesi viaggiano giornalmente per lavorare in Israele perché nella West Bank, per loro, non c’è lavoro.

Colpire chi produce in WB non fa un danno all’azienda in causa, che può sempre riportare la produzione al di qua della green line o delocalizzarla altrove. Il danno principale è per quei palestinesi che il movimento BSD vorrebbe rappresentare e “difendere”

Passiamo poi ad un altro aspetto, quello della vita di tutti i giorni. Israele ha il tasso di brevetti per abitanti più alto al mondo. Reinveste in ricerca e sviluppo più del 4% del PIL, nessun altro paese al mondo investe più del 1.5%. QUesto significa che volendo boicottare Israele si dovrebbe di fatto tornare all’epoca della pietra.
Non esiste apparecchio elettronico, non esiste automobile, televisione o cosa più complicata di un cerino che non abbia in se qualcosa di israeliano. Cominciate a buttar via i cellulari, i pc, le macchine.
Proprio grazie a questa “cultura” anche in West Bank si cominciano a veder crescere centri di ricerca informatica che collaborano, senza alcun problema, con i loro analoghi israeliani.

E, visto che in questi giorni si parla di dichiarazione unilaterale di uno stato palestinese, sappiano i BDS che se può esistere uno stato Palestinese è solo perché quello israeliano li sta aiutando a mettere in piedi il sistema burocratico. Lo stato Israeliano incassa e gira a quello palestinese, le tasse dovute dai cittanini palestinesi.