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Com’è vivere in guerra?

Posted on 12/03/202612/03/2026 by Edoardo

Ok, ormai viviamo in Israele da ormai 17 anni ed abbiamo passato una buona quantità di guerre o “operazioni” (come vengono talvolte definite ufficialmente dai governi per non dover pagare danni e compensi per chi ne ha sofferto, a cui sarebbero obbligati se fossero definite “guerre”).

Detto che mi viene il prurito per il nervoso ogni volta che in questi periodi leggo come vengono riportati i fatti dai media italiani, che – a parte rare eccezioni – sono tutti chiaramente schierati dal lato anti-israeliano, mi rendo conto che ogni volta viene raccontato solo quello che succede dal lato opposto a quello israeliano e mai sulle conseguenze delle guerre/operazioni sulla popolazione civile israeliana.

Qualcuno dei miei amici o conoscenti scrive su Facebook della propria esperienza, ma sono voci deboli e spesso discordanti. Ed è giusto che siano discordanti perché ognuno vive la situazione in maniera diversa.

Quello che posso dire io è che si cerca di vivere “Business as usual” non perché non succeda niente, ma perché la vita va avanti anche sotto le bombe e nonostante le corse nei rifugi.

Certo, non è TUTTO normale, le scuole sono chiuse e gli studenti fanno lezione su zoom (o google classroom), molti dei genitori sono stati richiamati e moltissime famiglie sono divise da mesi.

Non è tutto normale, tutt’altro. Se si va in macchina le strade sono quasi deserte anche nelle ore di punta. Io ora ci metto 10 minuti ad arrivare al lavoro invece dei soliti 30.
Non è tutto normale, molti negozi sono chiusi (tipo IKEA) perché non essendo considerati “essenziali” non possono aprire e garantire che ci siano al massimo 50 persone perché sarebbero già oltre i limite solo per i dipendenti.
Non è tutto normale, a parte le scuole chiuse, anche molte attività extracurricolari sono sospese, d’altra parte quale genitore con un minimo di sale in zucca metterebbe a rischio i propri figli per portarli in piscina o capoera (e si, c’è chi lo fa se il posto è aperto)
Non è tutto normale, anche solo scendere di casa per portare i più piccoli al parchetto a prendere aria comporta il riflettere su dove sia il rifugio più vicino da raggiungere nei pochi secondi (90 nella nostra zona) per mettersi al sicuro se suonasse la sirena d’allarme.
Non è tutto normale, tutti i nostri figli dormono assieme nella stanza sicura per non doversi svegliare in mezzo alla notte e correre. Così almeno anche in caso di allarme possono continuare a dormire. Solo io e Micol ci alziamo e li raggiungiamo.
Non è tutto normale quando nel mezzo della notte (o del giorno per quel che importa) il cellulare suona all’impazzata – e non è possibile silenziarlo – quando riceve il Cell Broadcast del preallarme quando viene rilevato un lancio di missili dal Iran o dallo Yemen e mezzo paese si prepara a raggiungere un rifugio.
Non è tutto normale quando tuo figlio di 7 anni appena sente l’ombra di uno squillo di telefono strano o una sirena corre immediatamente nella stanza sicura.

Non è tutto normale, ma la vita deve andare avanti, gli uffici devono lavorare, i supermercati riempire gli scaffali, la gente riempire il frigorifero… E’ inevitabile, non è che per una guerra la vita si congeli.
In fondo non è molto diverso dal periodo dei Lockdown per il Coronavirus, solo che li non c’erano le bombe, ma ugualmente non potevi allontanarti troppo da casa, remote working, scuole chiuse e simili. Però si andava cmq a fare la spesa, chi poteva andava al lavoro…

Ovviamente accade lo stesso in Iran, nei paesi del Golfo o in Libano, tutti soffriamo bene o male allo stesso modo.
L’unica differenza, l’unica vera differenza, è che in Israele lo stato ha investito pesantemente nello sviluppo di sistemi di difesa aerea che riescono a neutralizzare la stragrande maggioranza dei missili e dei droni, cosa che non è vera ad esempio per i paesi del golfo.

Il perché di questa differenza è nel fatto che in Israele il governo si preoccupa di difendere i propri cittadini, mentre in Iran, nello Yemen degli Houti, e nel Libano sotto il controllo di Hetzbollah o a Gaza sotto la dittatura di Hamas, l’unica voce di spesa è quella che prevede le armi per la distruzione di Israele.

Tutti qui speriamo che questa guerra finisca il prima possibile, sia per noi che per i civili Iraniani, Libanesi, Yemeniti e per i cittadini di Gaza che, tutti, hanno il diritto a vivere una vita libera da dittature e oppressione religiosa.

Il problema è che questo non succederà fin quando in Iran resteranno al potere i dittatori oscurantisti e fanatici. Loro sono i finanziatori ed armatori di tutti gli altri gruppi che cercano la distruzione di Israele.
Purtroppo siamo in mano ad una carota e ad ravanello che non riescono a finire una delle cose che hanno cominciato. Questa guerra finirà quando il Carota deciderà che ha speso troppo e che politicamente gli conviene fermar tutto e lascerà il ravanello con il cerino in mano. Si tratterà solo di un’altra vita sospesa fino al prossimo giro del circo.

Io, che sono un pacifista, che non volevo fare il servizio militare (che poi ho dovuto fare, ma questa è un’altra storia), spero che questa guerra duri abbastanza perché possa essere l’ultima guerra esistenzale di Israele.

Siamo ad un passo dal firmare i trattati di pace con Libano e Siria, ad un passo da firmali con gli altri paesi del golfo. Siamo ad un passo dal garantire ai cittadini di Gaza una vita libera e soddisfacente. Solo non bisogna nascondere la mano prima di aver finito davvero il lavoro.

Se per caso voleste seguire gli allarmi in israele, potete aprire questo sito:

https://www.tzevaadom.co.il/en/

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I matti non hanno più, niente, intorno a loro più nessuna città / anche se strillano chi li sente, anche se strillano che fa.

I matti vanno contenti, sull'orlo della normalità, / come stelle cadenti, nel mare della tranquillità.

Trasportando grandi buste di plastica / del peso totale del cuore.

Piene di spazzatura e di silenzio / Piene di freddo e rumore.

I matti non hanno un cuore o se ce l'hanno è sprecato / è una caverna tutta nera.




… (next quote)

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